Europa - sabato 29 agosto 2009
Bene, lì c’è Barack Obama e da noi? Bella idea, quella di Andrea Vianello (che cura i dibattiti serali alla Festa nazionale del Pd a Genova conducendoli con piglio televisivo): chiamare a discutere del presidente americano tre giovani piddini, rigorosamente (ma era necessario?) in rappresentanza delle tre mozioni congressuali: Debora Serracchiani, Andrea Orlando e Pippo Civati (Franceschini, Bersani e Marino). Tre facce nuove. Tre possibili numeri uno, chissà. «Com’era Obama in Illinois», azzarda Guido Moltedo, caporedattore di Europa e fra i primi osservatori in assoluto a cogliere le potenzialità di Barack che ha partecipato alla discussione insieme ad un altro obamologo, Stefano Pistolini. Ma la strada è lunga e tortuosa, come diceva la canzone dei Beatles. Obama è lontano, le sue parole, la sua “forza” non stanno di casa qui, ovviamente. Ne è venuto fuori un dibattito un po’ frammentario: probabilmente era inevitabile. Da quello che si è colto, tutti e tre hanno un’ansia, dentro, di cambiargli un po’ (anzi, molto) la faccia, a questa politica, a questo partito. Condizione per cercare di tradurre in italiano le parole magiche di Obama: «Speranza », dice Debora. «Politica», dice Orlando. «Futuro», dice Civati. Un filo comune c’è: non basta la forza della leadership (su cui insiste invece Moltedo) perché «il leader è tale se forma una squadra: l’uomo solo al comando non mi piace», dice la Serrachiani con un riferimento troppo trasparente perché il pubblico (abbastanza numeroso) non intenda e non applauda. Orlando, più politico: «Non bastano le facce, servono le idee. Risolvere i problemi della povera gente». Poi dirà: «Per esempio, serve un partito». Civati è forse il più radicale. Porta ad esempio Matteo Renzi. E la dice chiara chiara: «Il gruppo dirigente abbia la generosità di farsi da parte». Altro applauso. Qui si innesca un piccola polemica, con Debora che viene un po’ “rimproverata” di non essersi buttata in campo dopo l’exploit del famoso intervento di 12 minuti. Ma lei non ci sta: «Io mi sono impegnata, altro che. Ma a me non interessa prendere una percentuale al congresso per mettere i “miei” negli organismi dirigenti. Però voglio impararare. Per il dopo-Franceschini…». Civati non si accontenta: «Chi ha visibilità la usi». Orlando, pragmatico: «Non dico che dobbiamo avere un altro Obama ma almeno dei dirigenti all’altezza della situazione». Ma l’America è lontana, dall’altra parte della luna. (di Mario Lavia)
|