Festa Pd: Debora e i quarantenni finiti nella morsa
L'Unità - sabato 29 agosto 2009


di Marco Bucciantini

I «ragazzi» mostrano le rughe: «Sono stanca», ripete Debora Serracchiani,
ospite a tarda sera del Dopo Lavoro Democratico, il divertente appuntamento
post-discussione con Diego Bianchi detto Zoro e Antonio Sofi, che graffia
gli ospiti assai più dei dibattiti ufficiali. Quando si arrende, senza
rispondere, alla domanda di un volontario della Festa, è la terzo volta in
poche ore che la Serracchiani sussurra la sua stanchezza. La vita cambia, in
fretta: eurodeputata, candidata alla segreterie regionale del Friuli,
braccata dalla stampa, la 39enne deve misurarsi con i compiti e le belle
speranze che lei, e gli altri quarantenni, hanno cercato e suscitato. Forza
propulsiva, per usare un vocabolo da vecchio partito, che sembra
affievolirsi, secondo il vaglio della senatrice Roberta Pinotti, che qui a
Genova è di casa: «Questi piombini volevano concorrere per la segreteria del
Pd e non sono riusciti nemmeno a presentare un loro candidato... ».
Passare dai blog alle Feste significa saltare d'incanto dalla confidenza
veloce della rete alla familiarità di lungo corso dei compagni. Una ricerca
lunga, e lo si è capito giovedì quando la Serracchiani si è confrontata con
Andrea Orlando e Pippo Civati nello spazio condotto da Andrea Vianello.
Mancava la vera controparte, il ministro Meloni, che avrebbe insaporito la
discussione. Così i tre si sono dosati sulle “nuove” parole della politica,
la più importante delle quali era un nome e cognome, Barak Obama. «Non so
chi sia l'Obama bianco, di certo non è Casini, come qualcuno del Pd sta già
pensando», è stata la battuta più puntuta di Civati, camicia sbottonata,
sudore in vista. La Serracchiani ha ricordato questi mesi intensi, l'elenco
infinito del suo staff, «sì, un sacco di persone, volontari che il partito
mi ha messo a disposizione perché a volte il partito c'è e fa comodo». Ne è
convinto il deputato Andrea Orlando, spezzino, 40 anni tondi, politico doc,
dalla Fgci in su. «I giovani non devono solo parlare, stimolare: devono
poter partecipare e contare nel Pd».
Sul palco erano seduti da avversari: Orlando che sta con Bersani, la
Serracchiani con Franceschini e Civati con Marino. «Come, sono già divisi?»,
chiedeva Maria detta Marisa, «perché quel nome sapeva troppo di Chiesa», per
dire il tipo. Fa la militante nel reparto friggitoria: «I giovani sono tutto
quello che abbiamo, mi avevano così emozionato... ». Dalle emozioni alle
mozioni, si potrebbe dire. Passaggio forse obbligato, per provare a
incidere: il Pd si è trovato immerso nelle pastoie precongressuali, ed ha
tolto fiato al respiro lungo dei suoi giovani, e negato metri alla
corsa «corale» della prossima classe dirigente. I tre si pungono, intorno a
loro il colpo d'occhio conferma la difficoltà a centrare il cuore di una
platea di uditori tifosi, sì, appassionati, ma anche esigenti, vogliosi di
politica, vecchia o nuova che sia: «È la prima volta che la sala si svuota
durante il dibattito. Era piena, all'inizio, adesso saranno rimaste 200
persone», è l'ammissione sconsolata degli organizzatori. Che vedevano via
via riempirsi piazza Caricamento, cuore della Festa, dov'è montata la balera
e dove il complessino suonava tutto il campionario di ballo liscio. Ad
accompagnare le danze di almeno trecento cultori era la voce potente di una
giovane donna. A occhio e croce, aveva 40 anni.