Testo: Sara Minoggio; Foto: Silvia Aresca
Per l’edizione 2009 della Festa Nazionale del PD è stata scelta Genova. Come mai? Il nostro progetto prevedeva un’idea diversa di festa, non più un villaggio a sé, ma una festa vicino alla città. Già da tempo avevamo in mente un’immagine di festa così e avevamo abbozzato un primo tentativo con l’edizione di Firenze. Volevamo uno spazio limitrofo al cuore della città, un luogo fruibile, praticabile e attrezzato con strutture architettoniche adatte per ospitare eventi e dibattiti. Ero già stato a Genova ed ero stato colpito dal Porto Antico. Così, quando si è trattato di decidere, la scelta è caduta su Genova proprio perché rispondeva alle nostre esigenze. Tra l’altro non è facile trovare un luogo così.
Quindi come ha risposto la città? Benissimo. Questo ce lo conferma l’alta affluenza.
Alcuni hanno criticato la dispersione tra i vari stand. A cosa può essere legato questo? Sì, è vero che la festa è strutturata su delle piccole “isole”, ma in realtà è stata studiata apposta in modo che ognuno potesse scoprire ogni volta cosa nuove. Forse bisognerebbe avere un po’ più di flessibilità…
Il programma di Zoro è stata una delle novità all’interno della Festa. Come è nata l’idea di un Dopolavoro satirico post dibattito? Soddisfatto? Certo. Sono molto contento. Zoro è un personaggio di Roma che mi è sempre piaciuto, quindi mi è venuto spontaneo invitarlo. Ci ha dovuto pensare un po’ prima di accettare perché non era proprio “nelle sue corde”.
Un po’ di bilancio politico, tra assenze di ministri, ma con una grande presenza di pubblico e partecipazione non solo di esponenti del centro-sinistra e dei Presidenti di Camera e Senato. Direi un ottimo bilancio politico. Ci sono stati molti appuntamenti nazionali e abbiamo avuto quarantacinque fra uomini e donne che hanno affrontato diverse tematiche, tutte importantissime. La presenza di Andrea Vianello è stata importante in qualità di giornalista-presentatore. Tutta l’ opposizione era presente. Invece, il fatto che i ministri abbiano declinato l’invito è un grave sintomo di chiusura della destra. Non ha senso: queste occasioni sono finalizzate alla discussione tra partiti, per parlare e non per comandare. E’ il tipico caso di un Berlusconi che ha voluto usare i suoi ministri come scudi umani. E loro hanno subito passivamente.
Già qualche idea per la prossima Festa Nazionale? Nessuna idea. Ora il prossimo appuntamento del PD è il congresso, un passaggio fondamentale in cui si dovranno impiegare tutte le nostre forze.
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