La mafia ingrassa quando lo Stato è assente

Testo: Sara Minoggio, Foto: Michele Guelfi



Dopo l’incontro su Libero Grassi, si è affrontato nuovamente ieri, nell'ultimo giorno di festa nazionale, il tema della mafia e della legalità alla Festa Democratica nel dibattito “Contro tutte le mafie” moderato da Federica Fantozzi, giornalista dell’Unità, a cui sono intervenuti Rita Borsellino, Nando dalla Chiesa, Pina Picerno, Walter Verini e don Luigi Ciotti.

Nell’Italia degli ultimi otto anni si stanno delineando dinamiche sempre più controverse, ambigue e poco trasparenti nel confronto tra mafia e Stato. Nel 2001 già Lunardi dava segno dell’atteggiamento di indifferenza da parte delle istituzioni con l’affermazione:” Con la mafia bisogna convivere”. Da quella grave dichiarazione ne sono seguite molte altre mostrando una destra dalla pericolosa linea politica in favore dell’illegalità e delle associazioni mafiose. “Come si può non dimenticare un Presidente del Consiglio che elogia un Mangano per la sua omertà” ricorda Rita Borsellino. E ancora: “Ricordiamo che Berlusconi è riuscito a contraddirsi in una dichiarazione di pochi minuti alle televisioni sul tema della mafia. Prima si vanta di una politica anti-mafia, tre minuti dopo smentisce l’affermazione precedente con l’intenzione di sciogliere il comune di fondi”dice Pina Picerno.

Federica Fantozzi, giornalista de l'Unità (Foto: Michele Guelfi)Ci si interroga quindi sul significato di “Stato sociale” in un contesto italiano dove le sue più alte cariche sembrano calpestarne la dignità con gravi offese alla coscienza civile. Sono tutti campanelli d’allarme della caduta dei principi morali in un paese che non ricorda un momento così buio neanche durante il periodo delle stragi. Un’Italia dalle coscienze atrofizzate dove regna l’indifferenza  e dove l’informazione non “respira”, come un corpo inerte che non reagisce.


L’infiltrazione pulviscolare della mafia è un fenomeno da sconfiggere, ma persiste un problema. L’idea di lotta contro la mafia continua ad essere troppo antiquata: “L’utilizzo dei soli atti giudiziari di quattro o cinque anni – afferma ancora dalla Chiesa- è il segno della malattia. Saviano stesso si rifà a quegli atti e qui commette un errore”.

Tutti i relatori si sono ritrovati d’accordo sulla questione dell’investimento culturale: “Negli anni ’80 si era cercato di gettare il seme nelle scuole. Abbiamo, infatti, una classe dirigente che non sa bene cosa sia la mafia e non ne capisce la crescita. Pochi sanno che Cosa Nostra è in declino e che la ‘Ndrangheta è invece in crescita, soprattutto nel Nord” afferma Nando dalla Chiesa.
 

Walter Verini, deputato PD (Foto: Michele Guelfi)Don Ciotti soprattutto ha rimarcato l’importanza di una maggiore consapevolezza e corresponsabilità da parte di tutti e a queste parole si affianca Rita Borsellino ricordando le parole del fratello che considerava la lotta alla mafia un progetto personale e collettivo.

Ma il ruolo fondamentale lo deve giocare la politica. Servono partiti che mettano davanti a tutto il rinnovamento della classe dirigente soprattutto nel Sud e creino un rapporto di vera trasparenza tra politica e istituzioni.  Riassumendo, come ha ricordato Walter Verini alla chiusura del dibattito: “Non può esistere un PD senza questione morale”.